martedì 12 gennaio 2016

Capitolo quattro : Goodbye!

Albero genealogico della famiglia Eacher 



La mia città, Harady, non era segnata sulle mappe inglesi ma era tenuta in gran considerazione. Era famosa per le voci che giravano circa la sua fondazione e per il tipo di organizzazione, e per quanto fosse vicina alla Corona, riusciva a mantenere una certa indipendenza grazie a sette famiglie nobili che gestivano forze armate, metalli e vapore, ovvero le tre meraviglie del nostro secolo. Le condizioni di mio nonno erano state chiare: Dovevo prendere possesso delle fortune della famiglia.
 Quale cosa migliore di questa?
Ma io non ero fatta per lo sfarzo, per la ricchezza , per i riflettori … mi aspettavo qualcosa di più semplice dalla vita.
Una casetta in campagna, lavorare come sarta e magari dei bambini …
-         -Farò di tutto per farti tornare presto. Nel frattempo non cadere nelle loro trappole, non fare nulla che tu non voglia e resta te stessa. – suggerì mio padre mentre mia madre mi aiutava a vestirmi.
Avevano scelto per la mia partenza una camicetta bianca e una gonna lunga fino a terra di un grigio così chiaro da sembrare bianco.
-        -Lo so che solo ieri ho dato di matto per il tuo “fidanzamento” con Evan … oggi non mi sembra una prospettiva così orribile vederti sposata con lui, non se ci permette di tenerti con noi. – disse mia madre mentre controllava che tutto fosse in ordine. – Volevo solo qualcosa di più per te, sono stata così egoista.
-         -Non … importa. Probabilmente avevate ragione voi ma Evan mi vuole bene, può prendersi cura di me e di tutti noi. Sale di grado molto in fretta , è dolce, intelligente ed è praticamente l’unico rag… uomo che io conosca. In realtà l’unico che mi sia mai interessato.
Probabilmente ero arrossita e questo fece sorridere mia madre che prese ad intrecciare i miei capelli con la sua solita energia. La signora Lucilla, mia zia, sarebbe passata con la carrozza verso ora di pranzo ed Evan mi avrebbe accompagnata con il permesso di restare con me fino a sera. Avrei potuto vedere la mia famiglia una volta a settimana, ma solo se questo non disturbava il normale scorrere degli eventi mondani. Mia zia aveva intenzione di insegnarmi i modi della sua amata società ed io ero ansiosa di rovinarle tutti i piani per mostrare a tutti che non ero una pedina nel loro gioco ma una ragazza che voleva essere lasciata in pace.
-         -Oh bhe Phil, avresti potuto farle mettere qualcosa di più … consono. È una nobile per tutti gli dei, mica una … una contadina.
-         -Respira Lucilla per l’amore di Dio. – gridò un uomo affacciandosi dalla carrozza. Doveva avere meno di quarant’anni e aveva il viso gentile ed elegante. – Spaventerai nostra nipote così … sempre che tu non l’abbia già fatto con quel ridicolo cappello che porti in testa.
Soffocai una risata cercando di mantenere un comportamento elegante ma mio padre si precipitò alla carrozza tirando letteralmente l’uomo in strada. Si abbracciarono come se non si vedessero da secoli provocando cenni di dissenso in zia Lucilla .
-         -Siete dei bambini , ecco cosa. Mia adorata famiglia – disse rivolgendosi a noi in maniera plateale – Vi presento Albert Lodelic Eacher, il fratellastro mio e di vostro padre.
L’uomo sorrise, leggermente in imbarazzo e fece un inchino. Non sembrò presuntuoso o ridicolo, piuttosto elegante e timido allo stesso tempo.
-         -Mi scuso per i modi … di Lucilla. Io sono semplicemente lo zio Al , figlio di vostra nonna e per fortuna non di vostro nonno, pace all’anima sua. – continuò cercando di essere serio. – Sono qui per assicurarmi che Lucilla non sperperi la sua parte di patrimonio, anche perché nessuno la sposerebbe e dopo sarebbe povera.
Zio Albert si avvicinò a me e sorrise.
-         -E quindi tu saresti il nuovo capo famiglia? Hai un viso intelligente a differenza di qualcuno qui presente. Domani alla lettura ufficiale dei documenti vedrò di fare in modo che tu possa tornare a casa senza incasinare la tua famiglia. Tu fai quello che ti viene detto da quella vipera lì e poi lascia fare a me. – suggerì.
Mio padre annuì, anche se non vedeva quell’uomo da tanto tempo doveva fidarsi ciecamente di lui e io non potevo fare altrimenti. Caricammo le mie due borse sulla carrozza e dopo i saluti io ed Evan salimmo.
 Se l’esterno della carrozza era elegante l’interno non era da meno: sedili di pelle color caffè e tendine rosse conferivano un’aria di importanza e le candele che illuminavano leggermente l’abitacolo davano alla scena un tocco alquanto solenne e così, tra le strade che divenivano sempre più magnifiche, mi allontanai da ciò che ero sempre stata.


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